ore 9.00 piazza Roma. Puntuali e motivati migliaia di studenti, professori, ricercatori, maestri etc. Insieme, chi a manifestare contro i tagli di una legge scomoda, chi per la paura di perdere il posto di lavoro, chi per rivendicare riconoscimenti e diritti negati, chi per difendere la dignitá di un ruolo, chi per salvare la ricerca, ma tutti accomunati dalla voglia di esserci e urlare la speranza di un futuro migliore.
Voglia di "futuro" che riparte proprio dai luoghi in cui si costruisce il sapere pubblico a cui viene riconosciuto il ruolo della formazione culturale, sociale di un popolo.
Alle strumentalizzazioni di ignoranza e alle promesse di repressione fatte dal governo e alcune frange di estremisti, il Tam Tam della protesta, che ha attraversato l`Italia, ha risposto con la forza della creativita` e della non-violenza.
In piazza l`altra mattina, c`era un dissenso piu` ampio, che va oltre la singola legge, c`era un disagio per lo stato di fatto delle cose, che smette di essere individuale e si riappropria di spazi e forme di espressione di dissenso collettivo.
Probabilmente, quello che è successo anche a noi Precari della Ricerca, giovani trentenni con dottorati, esperienze internazionali alle spalle, parte integrante del sistema produttivo dell`universita` e quasi ormai per sentire comune condannati alla precarietá, per la prima volta insieme: per difendere la ricerca libera, per condannare la cattiva gestione di un sistema, per chiedere l`elementare diritto al lavoro, per affermare i principi di trasparenza e meritocrazia all`interno di un sistema universitario sempre piu` bisfrattato e denigrato.
Circa 400 anni fa Galileo enunciava il principio di inerzia: ovvero ogni corpo mantiene lo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme se non e` costretto a cambiare tale stato per effetto di forze esterne applicate al corpo stesso . Principio che si sarebbe rivelato poi essere la base per lo sviluppo della fisica moderna.
Mi piace pensare che qualcosa si e` mosso e che la forza di quello che abbiamo visto nelle piazze in questi giorni, sia solo l`inizio di un movimento che porti ad un vero ricambio generazionale, all`abbandono di logiche di potere vecchie e fallimentari, e chissa` che non si riveli prezioso per lo sviluppo di una societa`moderna.
Galileo Galilei, come tanti suoi insigni colleghi scienziati morto per amore della conoscenza. ...non uccidete la ricerca!)
Letizia Ferlito
Coordinamento Precari della Ricerca Università di Catania
05/11/2008


